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sexta-feira, 14 de novembro de 2008

Donna in croce contro le violenze Ma il Comune stoppa il manifesto










L'immagine di 'Telefono donna' non piace all'assessore Cadeo: "Farò tutto quanto è in mio potere per evitare l’affissione di questo manifesto, il cui messaggio tira in ballo il simbolo del Cristianesimo e lede il sentimento religioso dei cittadini"


Milano, 14 novembre 2008 - Una donna distesa sopra un letto. Coperta solo nelle parti intime da un lenzuolo, sul quale compare la scritta: "Chi paga per i peccati dell’uomo?". Fotografata dall’alto in una posa che ricorda molto la crocifissione di Cristo. È questo il manifesto che l’associazione 'Telefono donna' ha scelto per pubblicizzare la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, in programma il 25 novembre.

Un manifesto-provocazione che molto probabilmente non comparirà mai negli spazi pubblicitari comunali. L’assessore al Decoro urbano Maurizio Cadeo, infatti, ieri è sceso in campo per bloccare i 500 manifesti della 'donna crocifissa': "Farò tutto quanto è in mio potere per evitare l’affissione di questo manifesto, il cui messaggio tira in ballo il simbolo del Cristianesimo e lede il sentimento religioso dei cittadini". Detto, fatto. Perché Cadeo ieri ha scritto una lettera al direttore del settore Pubblicità Marco Ricci con una richiesta precisa: "Negare l’autorizzazione all’affissione".

Non solo. Cadeo ha inviato un’email al sindaco Letizia Moratti. E pare che il primo cittadino abbia dato il via libera alla battaglia dell’assessore di An. A rincarare la dose contro il manifesto scelto da Telefono donna, poi, ci ha pensato il capogruppo di An Carlo Fidanza: "Chiediamo all’associazione di ritirare il manifesto, perché una giornata così importante non deve essere svilita da una provocazione del genere". Diversa, invece, la posizione dell’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna, anche lui di An: "Il manifesto non mi scandalizza. La crudezza dell’immagine può servire a sollevare un grave problema, quello degli stupri spesso non denunciati e vissuti dalle donne nella solitudine".

Ma anche il Pd, non solo An, si divide. Il capogruppo Pierfrancesco Majorino sbotta: "Roba da Medioevo. Se dovessimo applicare il metodo Cadeo alla tv, dovremmo oscurare il 70 per cento dei programmi Rai e Mediaset". Mentre Andrea Fanzago, Pd ma di area cattolica, osserva: "Io avrei bloccato quel manifesto. Ma mi chiedo: chi ha commissionato la campagna? Il Comune?". Dura la posizione del pubblicitario Oliviero Tosscani, a cui nel settembre 2007 fu bocciata proprio a Milano una pubblicità sull’anoressia: "Chi censura è sempre un mentecatto". Non si fa attendere, intanto, la replica di Telefono Donna. La presidente Stefania Bartoccetti, già candidata alle Comunali nella lista Moratti, osserva: "Da cattolica non vedo nulla di offensivo né di blasfemo nel manifesto, che è già stato stampato dopo il primo sì del Comune. Abbiamo scelto un’immagine forte per spingere le vittime delle violenze a uscire dal silenzio".








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