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sexta-feira, 2 de março de 2012

2 marzo - Per Sinfonie d'Inverno, John Neschling dirige l’Orchestra della Fondazione Petruzzelli - Bari




Quarto appuntamento per “Sinfonie d’Inverno”
John Neschling dirige l’Orchestra della Fondazione Petruzzelli
Venerdì 2 marzo alle 21.00 la rassegna “Sinfonie d’Inverno” propone il suo quarto ed ultimo appuntamento. John Neschling dirigerà l’Orchestra della Fondazione Petruzzelli nella Sinfonia n. 5 in do diesis minore di Gustav Mahler. In programma anche Ave Maria in fa maggiore per coro misto a sette parti “a cappella” di Anton Bruckner, maestro del Coro della Fondazione Petruzzelli, Franco Sebastiani.
I biglietti sono in vendita al botteghino del Teatro Petruzzelli e su www.bookingshow.it.
Infopoint: 080.975.28.40.

In programma.

Gustav Mahler (1860-1911) – Sinfonia in do diesis min. n.5 (Marcia funebre – Tempestoso mosso – Scherzo – Adagietto – Rondò finale)
Toni cupi e coloriti drammatici, in questa sinfonia che comprende una delle pagine più “popolari” dell’autore: il celebre Adagietto, lirico ed espressivo e che fu inserito nella colonna sonora del film “Morte a Venezia” di Luchino Visconti. Avvio con una marcia funebre, quindi un lungo scherzo nel quale l’autore ancora una volta fa riferimento a una melodia popolare, conclusione con un colorito, spettacolare crescendo.

Anton Bruckner - “Ave Maria” in fa magg. per coro misto a sette parti “a cappella”
Creata nel 1861, l’”Ave Maria” è la prima delle composizioni – il genere è il “mottetto” – significative dell’autore in questo campo. Nella breve pagina si riscontra un chiaro riferimento alla “eredità” di Palestrina, ma nel contempo l’espressione tipica della personalità di Bruckner, capace di creare anche per le voci inaspettate morbidezze. Le parti femminili e quelle maschili, dapprima contrapposte si riuniscono nel nome “Jesus”.


John Neschling, direttore d’orchestra

La storia personale del M° Neschling è veramente degna di nota. L’albero genealogico della sua famiglia include due imponenti figure della musica classica del XX secolo: è infatti pronipote sia del compositore Arnold Schönberg che di Arthur Bodanzky, un eminente direttore d’orchestra attivo in particolare a Vienna e a New York nella prima metà del XX secolo. Gli studi del M° Neschling sono iniziati con il pianoforte, strumento con cui si era conquistato la fama di fanciullo prodigio. Alla fine ha trovato la sua strada nella direzione d’orchestra e, lasciato il Brasile per l’Europa, è stato allievo di Hans Swarowsky all’Accademia musicale di Vienna, e più tardi, frequentando Tanglewood, di Leonard Bernstein. Da studente ha vinto svariati concorsi di direzione d’orchestra tra cui il Guido Cantelli alla Scala (1976), il London Symphony Orchestra (1972) e a Firenze (1969).

Il M° Neschling ha vissuto per vent’anni in Europa dove è ben conosciuto e dirige le più importanti orchestre sinfoniche e nei maggiori teatri d’opera. È stato direttore principale durante il Centenario del Teatro Massimo di Palermo (1996-99), direttore artistico del Teatro Nazionale di Lisbona (1983-88), di quello di St. Gallen in Svizzera (1990-97) e dell’Opéra di Bordeaux in Francia (1996-98). Il M° Neschling è stato inoltre direttore in residenza all’Opera di Stato di Vienna (1992-94), dove ha diretto un ampio repertorio di opere tedesche, italiane e francesi di diverso stile, da Mozart a Zemlinsky, da Donizetti a Puccini. È stato anche ospite, fra l’altro, della Sinfonica di Vienna, della Berlin Radio Orchestra, della Tonhalle Orchestra (Zurigo), dell’Accademia di Santa Cecilia (Roma) e dell’Orchestra Nazionale della RAI. Fra i teatri europei ha diretto all’Opera di Zurigo e a Stoccarda (Die Zauberflöte), alla Deutsche Oper di Berlino (Il Trovatore), all’Arena di Verona (Macbeth), al Teatro Regio di Torino (Wozzeck), al Teatro Carlo Felice di Genova (Don Pasquale, Adelia) e alla Bonn Opera (Il Guarany), solo per citarne alcuni. Il suo debutto in Nord America è avvenuto nel settembre 1997 alla Washington Opera con Il Guarany, del compositore brasiliano Antonio Carlos Gomes con Placido Domingo nel ruolo del titolo. Nonostante la sua carriera da direttore in Europa, già nel 1973 decise di ritornare al suo Paese natale, dove ha diretto contemporaneamente i teatri della nativa Rio de Janeiro e di San Paolo e dal 1997 al 2009 è stato Direttore artistico e musicale dell’Orchestra Sinfonica di San Paolo – OSESP, accettando la sfida dei leader culturali del suo paese di ritornare a rifondare un’orchestra sinfonica di livello internazionale. Il M° Neschling ha dato linfa all’orchestra e alla comunità culturale con risultati straordinari: nel luglio 1999, ha diretto l’Orchestra per l’inaugurazione della nuova Sala Concerti di San Paolo, costruita all’interno della storica stazione ferroviaria Estação Júlio Prestes. Il M° Neschling ha rivolto sempre più la sua attenzione anche alla composizione firmando le colonne sonore di molti importanti film brasiliani tra cui Il bacio della donna ragno, Pixote, Lúcio Flávio, Gaijin, Os Condenados and Desmundo. Tra i suoi impegni recenti, in campo sia operistico che sinfonico, ricordiamo Il Barbiere di Siviglia a Belo Horizonte, Don Giovanni a Buenos Aires, concerti sinfonici in numerose città di tutto il mondo, tra cui Kuala Lumpur, Buenos Aires, Verona, Liegi, Maastricht, Montevideo, Bologna e Bilbao. Per la recente registrazione della Trilogia romana di O.Respighi effettuata per l'etichetta Bis, in cui è a capo dell'Orchestra Sinfonica di San Paolo, è stato accolto da critiche lusinghiere da parte della stampa internazionale. E’ stato impegnato a dirigere, tra l'altro, La Bohème all'Arena di Verona e concerti sinfonici a Palermo, Bari e Varsavia. Prossimamente sarà impegnato ancora a Bari e Palermo, poi Tenerife e Liegi.







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26/10/2008 free counters

Filippo Lattanzi e John Neschling chiudono la Stagione Sinfonica del Petruzzelli




11 Novembre 2011 305 Visite Nessun Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Filippo Lattanzi e John Neschling
Sabato 12 novembre
si concluderà la Stagione Sinfonica del Teatro Petruzzelli. Il bilancio artistico dell’anno 2010/2011 è il raggiungimento di un ottimo livello da parte dell’Orchestra con cui tutti i direttori ospiti non hanno potuto che congratularsi, ribadendo il senso di dedizione, il rigore e la disciplina, rari da trovare in una compagine di questo tipo. Per chiudere in bellezza la stagione in corso il sovrintendente Vaccari ha scelto di affidarsi alla competenza di due straordinari interpreti il percussionista barese di formazione internazionale Filippo Lattanzi e il direttore d’orchestra John Neschling. Il programma della serata del 12 novembre è quanto mai intrigante per le novità proposte. Lattanzi interpreterà da solista il Concierto Candela per percussioni e orchestra dell’autrice messicana Gabriela Ortiz. La Ortiz è nata a Città del Messico nel 1964 da genitori musicisti di musica folk, ha anch’ella come il percussionista barese che la interpreta una formazione internazionale, parigina all’Ecole Normale de Musique. Ha fatto poi ritorno a casa per la malattia della madre, finendo per studiare composizione con Mario Lavista al Conservatorio Nazionale, per poi tornare a studiare a Londra prima alla Guildhall School con il grande Robert Saxton, poi con Simon Emmerson alla University of London dove ha conseguito anche un dottorato di ricerca nel 1996.
Filippo Lattanzi e John NeschlingIl termine “Candela” è la traduzione spagnola dell’italiano “con fuoco”. Il Concierto Candela è opera assai rara nel panorama musicale mondiale non solo perché mette al centro della composizione le percussioni ma soprattutto perché ribalta la tradizionale funzione che queste ricoprono all’interno dell’orchestrazione. Nel divenire centrali, infatti, esse assumono un ruolo del tutto differente, acquisendo una funzione melodica inedita. Il respiro che ricoprono è necessariamente maggiore. La Ortiz inoltre predilige strumenti tipici della trazione sacra latino americana, soprattutto azteca, le marimbas e le teponaxli. Entrambi questi strumenti contribuiscono a conferire un suono preciso, allargando lo spettro sonoro e definendolo maggiormente attraverso un uso di spazi sonori bilanciati tra solista e orchestra. Il concierto della Ortiz è tripartito in tre movimenti: 1) Marimba Candela, 2) Nocturno, 3) Toccata Candela. John Neschling dirigerà poi la 4° Sinfonia di Anton Bruckner e di questo compositore è un apprezzato interprete. La Romantica di Bruckner è una delle più significative di tutto il romanticismo e prevede un organico così composto 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti; 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba; timpani; archi. Ciò comporta una massima ricchezza di tonalità, in un panorama sonoro di rara completezza e bellezza. La Sinfonia Romantica di Anton Bruckner é forse la composizione più popolare dell’autore. La prima stesura risale al 1874, ma Bruckner ne fece almeno tre versioni diverse negli anni successivi. L’aggettivo Romantica fu data dallo stesso autore e sembra indicare, secondo l’uso del tempo, un riferimento della composizione alla natura. Il primo tempo è un Bewegt, nicht zu schnell (Mosso, non troppo veloce) Il tremolo degli archi, e il richiamo del corno - su intervalli di quinta e di sesta - dipinge subito un’atmosfera quieta e spaziosa, ma sottilmente inquieta. La sinfonia è piena di tremoli, una vera e propria fucina di tendinite, sottolinea il direttore d’orchestra, nipote del compositore Arnold Schoenberg e del direttore d’orchestra Arthur Bodanzky. Nonostante sia nato a San Paolo del Brasile infatti la formazione di John Neschling è avvenuta a Vienna con Hans Swarowsky, e com Leonard Bernstein a Tanglewoodane ed invita tanto l’orchestra barese quanto il pubblico ad entrare nello spirito di Bruckner i cui tempi sono molto differenti da quelli delle normali composizioni sinfoniche.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






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26/10/2008 free counters

segunda-feira, 31 de janeiro de 2011

John Neschling


"O Estresse na Osesp contribuiu para que eu tivesse câncer"

Maestro se muda para a Suíça e associa o tumor maligno que o fez extirpar o rim à sua conturbada saída da orquestra paulista



O dia 15 de dezembro de 2010 ficará marcado na memória do maestro John Neschling, 63 anos. Nesta data, ele se deitou em uma mesa de cirurgia sem saber se estaria vivo no dia seguinte. Um tumor maligno de oito centímetros descoberto por acaso em seu rim esquerdo teve de ser extirpado junto com esse órgão. Um mês e meio depois, dizendo-se curado, Neschling deixou o País em busca de tranquilidade, trabalhos esporádicos, menos estresse e tempo para cuidar de si. Junto da esposa, a escritora Patrícia Mello, 48 anos, mudou-se para um apartamento na Suíça, depois de passar 14 anos no Brasil, onde desembarcou para administrar e reger a Orquestra Sinfônica do Estado de São Paulo. Controverso e responsável por uma revolução cultural no Brasil ao elevar a Osesp ao posto de uma das orquestras mais respeitadas no mundo, o maestro foi demitido em 2009, ao ser filmado criticando o então governador paulista, José Serra. Neschling não hesita em associar o desgaste da demissão à doença que se instalou em seu corpo. A seguir, ele explica esse e outros fatos.

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FREE LANCER
Neschling pretende fazer apenas um concerto por mês,
pela Europa: “Não sou mais um menino”

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"Daqui a dez anos, certamente as pessoas vão continuar
falando de mim. Mas não sei se irão lembrar do (Yan Pascal)
Tortelier (maestro que assumiu a Osesp)”

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“O José Serra era o governador que quis
me tirar, foi o inspirador.
Continuo achando-o mimado, autoritário."


ISTOÉ – Maestro, tudo bem com o sr.?

John Neschling -

John Neschling – Agora estou bem.


Istoé -

ISTOÉ – Antes não estava?

Neschling -

Neschling – Há um mês tive de retirar o rim esquerdo.








ISTOÉ – Por quê?
Neschling -

Neschling – Por causa de um câncer. Passei a ter um sangramento na urina, certo dia, que durou horas. Procurei um médico e os exames apontaram um câncer. Era maligno, estava encapsulado no rim esquerdo e tinha oito centímetros. Foi uma sorte eu descobri-lo. Era para eu ter ido embora para a Suíça em meados de dezembro e o descobri três dias antes de embarcar. Se eu viajasse e fosse ver isso seis meses depois, não teria chance de sobreviver.



ISTOÉ – Como reagiu à descoberta?
Neschling -

Neschling – Descobri que não sou imortal. Encarei a possibilidade da morte quando olhei para a cara do médico e ele me disse que eu estava com câncer. Ali, não pensei na morte um ano, dois, cinco anos depois. Pensei na morte naquela quarta-feira da operação. Não conseguia imaginar a quinta-feira.

ISTOÉ – Ficou paralisado?
Neschling -

Neschling – Retraído. Não falava, não contei a ninguém. Não queria abrir a minha intimidade, o sofrimento. Hoje estou clinicamente curado. Tenho de cuidar desse único rim, tomar cuidado com sal e beber muito líquido. Quero viver tranquilo, ser feliz e, para isso, preciso de um corpo que funcione direito. Daqui a quatro meses retorno ao Brasil para fazer novos exames.



ISTOÉ – Que ciclo é esse que o sr. inicia na Europa?
Neschling -

Neschling – Não sei, mas não estou partindo triste, decepcionado com o meu país. Nesses últimos 14 anos eu transformei a realidade brasileira. Eu construí uma orquestra que não existia na história do Brasil. Me afastar disso, por mais que doa, é normal. Hoje, sinto alívio por não ter mais as responsabilidades de antes. Se por um lado podia fazer coisas que me davam prazer artístico, havia muita briga, muito estresse, desgaste com a imprensa, com a política. Essa doença que eu tive tem a ver também com o desgaste que vivi. (O câncer) é altamente emocional. O estresse na Osesp contribuiu para que eu tivesse câncer. Puxaram o meu tapete na Osesp. Mas passou, vivi o trauma e, hoje, quero investir em mim e não tanto no meu país, nas pessoas. Não quero me desgastar, brigar e me chatear para explicar como se faz e como não se faz. Não quero mais me deparar com a falta de cultura, de vontade, de política cultural. Não tenho vontade de voltar para o Brasil. Está na hora de as pessoas me chamarem, sabendo o que eu significo para este país.


ISTOÉ – Tem contato com a Osesp?
Neschling -

Neschling – Nenhum. Não tenho o menor interesse. Não a ouvi mais tocar, não fui mais à Sala São Paulo. Houve um movimento, nos últimos dois anos, de apagar meu nome da história da Osesp. Isso irá se curar. Dois anos não é nada em termos de história. Daqui a dez, certamente as pessoas vão continuar falando de mim. Mas não sei se irão lembrar do (Yan Pascal) Tortelier (maestro que assumiu a Osesp). A Sala São Paulo vai estar lá e, se eu estiver morto, quem sabe terá uma estátua minha lá. A história irá me colocar no devido lugar. Os músicos se dão conta do meu papel, certamente. Mas como vivem num sistema um bocado ditatorial – muito maior do que se dizia que era no meu tempo – não têm coragem de falar. A orquestra toda está sem personalidade – dizem, não sei.
ISTOÉ – Não voltaria a reger a Osesp?
Neschling -

Neschling – Agora, de jeito nenhum. Estou empapuçado da Osesp. A única relação que tenho com ela é jurídica (ele ganhou em primeira instância um processo trabalhista no valor de R$ 4,3 milhões, que, agora, será julgado em segunda instância). Me mandaram embora de um dia para o outro e não me pagaram absolutamente nada. Isso me magoou. Pessoas que se diziam democráticas, cultas, de repente extirparam uma pessoa da mesma forma que fiz com o meu câncer.


ISTOÉ – O sr. teve contato com os personagens do episódio de sua demissão, como José Serra e Fernando Henrique Cardoso?
Neschling -

Neschling – Não. O José Serra foi o responsável pelo processo todo, o inspirador, o governador que quis me tirar. O Fernando Henrique foi mais levado por pessoas do que cabeça de um movimento. Outros, tanto no conselho quanto na orquestra, foram muito mais traidores do que ele. O Fernando Henrique é uma pessoa formidável, mas não falo com ele e não tenho interesse. Na época, achou que estava agindo certo, que eu tinha dito barbaridades a respeito do conselho, que eu era autoritário. Dividir poder é uma bobagem. Uma orquestra não é um parlamento, uma secretaria, um departamento onde tem democracia. No fundo, tiraram uma pessoa que era a alma da orquestra.



ISTOÉ – Algum episódio teria precipitado isso tudo?
Neschling -

Neschling – Houve uma Virada Cultural em que a orquestra não foi tocar porque a prefeitura (de São Paulo) foi incapaz de nos dar a infraestrutura correta. Como até agora é incapaz de dar infraestrutura ao Teatro Municipal. Depois houve o episódio do YouTube (durante um ensaio, em 2007, gravações feitas sem que Neschling soubesse mostram o maestro chamando Serra de “autoritário” e “menino mimado”). Continuo achando o Serra mimado, autoritário.


ISTOÉ – Como imagina a nova vida na Europa?
Neschling -

Neschling – Já vivi no Exterior, sempre como chefe de orquestra. Não quero mais ser chefe. Quero ser free lancer. Tenho uma série de compromissos na Europa, concertos praticamente mensais até o fim do ano, e não quero muito mais do que isso. Com a minha doença, a minha idade, fazer um belo concerto por mês está bom. Não quero viajar pelo mundo, regendo quatro concertos por mês, que acabo morrendo. Não sou mais um menino. Vou ler, me dedicar à minha mulher e à minha família. Gosto de natureza, silêncio, calma. Tenho paixão pela vida solitária. Não sou nada sociável, adoro cozinhar...


ISTOÉ – Até onde vai sua porção narciso, comum aos regentes?
Neschling -

Neschling – Se você alcança um certo nível de notoriedade, como eu, o narcisismo passa a ser secundário. Hoje, me considero vaidoso. Tenho vaidade de não ser um mauricinho na maneira de me vestir, de não usar Armani, Kenzo. Não combina. Gosto de perfumes. Sempre fui ligado na estética. Tive cabelo quase na cintura. Regi a Ópera de Viena com rabo de cavalo. Um dia, o diretor da ópera me perguntou: “Quer continuar com esse rabo de cavalo?” E eu falei que preferiria deixar de reger lá a cortá-lo.



ISTOÉ – Psicanálise é importante para um maestro?
Neschling -

Neschling – É bom para qualquer um. É tipo Aspirina. Qualquer pessoa consciente não pode passar pela vida sem fazer. É um caminho de autoconhecimento importantíssimo, tão importante quanto o antibiótico. Dizer que psicanálise é profilaxia de classe média é uma estupidez completa. Fiz por uns 25 anos, mas ela me ajuda até hoje. Foi fundamental na minha liberdade corporal na regência; na minha capacidade de concentração; na sublimação e superação do meu narcisismo; nas minhas relações amorosas e familiares; nas minhas compulsões que vão desde a comida até onde você quiser.


ISTOÉ – Como enxerga a sua porção judeu?
Neschling -

Neschling – Hoje, mais do que nunca, ela é presente na minha vida. A Patrícia se converteu há alguns anos, é mais judia do que eu, atuante mesmo. Nos casamos há quatro anos na sinagoga. Isso me aproximou ainda mais do judaísmo. Passei a fazer cursos de hebraico na Congregação, de leitura da “Torá”, de histórias hebraicas. Uma professora vinha em casa e lia a “Torá” com a gente. Hoje, o judaísmo é um esteio na minha vida, pilar da minha saúde mental. Casar na sinagoga tem um sentido de estar no seio de uma comunidade que você considera sua, tem uma sensação de pertencimento. Trabalhei muito tempo em Israel como voluntário num kibutz depois da Guerra dos Seis Dias (1967). Me afastei depois desse movimento sionista, porque era contrário à política de confinamentos palestinos. Mas não quer dizer que eu não apoie o Estado de Israel.

ISTOÉ – Como se vê como marido?
Neschling -

Neschling – Sou um marido ideal. Nunca fui, mas hoje sou. Sou completamente apaixonado pela Patrícia, dependente como nunca imaginei que seria. Respeito profundamente os desejos e as vontades dela, admiro o seu trabalho e personalidade.


ISTOÉ – Considera-se um pai exemplar?
Neschling -

Neschling – Sou apaixonado pelo meu filho. Pedro (ator, 28 anos) foi adolescente numa época em que eu estava muito ausente. Certamente, não diria mágoa, mas tem um certo problema aí que só foi resolvido ultimamente com conversa.


ISTOÉ – E o Benjamim, seu outro filho que está com 10 anos?
Neschling -

Neschling – Benjamim está na Austrália. Mora com a mãe (a austríaca Bridget, com quem foi casado). Não o vejo e não sei dele há sete anos. Como me sinto? Longe dele. Não o reconheceria na rua. Não sei se é alto, magro, baixo, gordo. Não queria falar sobre o Benjamim... é uma coisa muito punk na minha vida.


ISTOÉ – Arrepende-se de suas brigas?
Neschling -

Neschling – Não, mas faria diferente. Muitas nasceram das minhas compulsões, da minha falta de tolerância, da imaturidade. Poderiam ter sido menos traumáticas. Mas nunca briguei por razões que não eram verdadeiras. Em relação à Osesp, não me arrependo de nada. Talvez tenha sido exagerado ao falar sobre o Serra na frente da orquestra. Eu incomodava porque tinha ideias e atitudes claras. Não permitia que interferissem no meu trabalho, nem política nem esteticamente falando. A certa altura, o meu filho Osesp disse: “Ó, papai, também quero ter o que dizer aqui. Vou sair de casa, ficar noivo de outro, dar para outra pessoa”. E assim fez.























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26/10/2008 free counters

domingo, 5 de dezembro de 2010

Cinema & Literatura apresenta Os Maias






A última edição de 2010 do Cinema & Literatura da Fundação Universidade do Tocantins (Unitins) será realizada nessa segunda-feira, 6, às 19h, no auditório da Instituição, em Palmas. Dessa vez, o programa traz para a tela da Unitins Os Maias, minissérie adaptada do romance homônimo de Eça de Queirós, que foi exibida pela Rede Globo de Televisão, em 2001.

O projeto é uma idealização do núcleo de Letras e tem como objetivo criar um canal de debate sobre cinema e literatura, de forma contínua e aprofundada, trazendo, a cada edição, uma obra (livro e filme) e um convidado diferente apresentando uma análise. Nessa edição, serão utilizadas cenas da minissérie. O trabalho será apresentado pela acadêmica de Letras, Mirelle da Silva Freitas, bolsista Unitins/Pivic, sob a orientação da professora Denise Rocha.

“A obra relata a estória da família Maia ao longo de três gerações. O autor, ao mostrar o amor proibido de Carlos da Maia e Maria Eduarda, faz ácidas críticas à situação decadente de Portugal e à alta burguesia de Lisboa, no final do século XIX”, explica a professora Denise.

O auditório da Unitins possui modernas instalações com acomodação pra 180 pessoas. A entrada é franca e, por ser uma atividade ligada a Pós-Graduação e Extensão, o participante recebe certificado. (Informações da ascom/Unitins)

OS MAIAS - SEQUENCIA de VIDEOS


Chamada da estreia da minisserie Os Maias

Vinheta de abertura de Os Maias

Os Maias, Primeiro Capitulo parte I .

Os Maias, Primeiro Capitulo Parte II


Os Maias, Primeiro Capitulo Parte III

Os Maias, Primeiro Capitulo Parte IV

Monforte e Pedro em Sintra

Monforte e Pedro em Sintra II

Os Maias, Pedro e Maria se casam

Os Maias, Monforte espera o primeiro filho

Os Maias, Tancredo "O PrIncipe "

Os Maias, Monforte conhece Tancredo

Os Maias o suicidio de Pedro

Os Maias, Maria Monforte, depoimento de Simone Spoladore

Os Maias,Carlos Eduardo vai estudar em Coimbra

Os Maias, Carlos e Ega em Coimbra

Selton Mello fala sobre Joao da Ega

Os Maias, Carlos ve Maria Eduarda pela primeira vez

Os Maias, Carlos e a filha doente dos Castro Gomes

Maias, Personagem Alencar por Osmar Prado

Os Maias, - Carlos Eduardo da Maia , que lindo nome!

Os Maias, Ega e Rachel Cohen, Ines de Castro

Os Maias, Carlos descobre a verdade sobre a mae

Os Maias, Carlos ouve a voz dela pela primeira vez

Os Maias, os Castro Gomes agradecem!

Os Maias, Carlos Eduardo procura Maria Eduarda em Sintra (1)

Os Maias, Carlos procura Maria Eduarda em Sintra (2)

Os Maias, Carlos volta de Sintra : Falhou- me tudo hoje

OS MAIAS, A Corrida de cavalos

Os Maias, Carlos diz que a ama !

Os Maias, Maria Eduarda, apaixonada por Carlos

Os Maias, O primeiro beijo de Carlos e Maria Eduarda

Os Maias, Ega expulso da festa dos Cohen

Os Maias, Ega parte de Lisboa apos a festa dos Cohen

Os Maias, Havia uma similitude nos seus nomes.

Os Maias,Dr. Carlos, nao se va !

Depoimento do ator Fabio Assuncao contendo cenas

Ana Paula Arosio e Fabio Assuncao comentam os Bastidores de Os Maias video (SEM EDICAO)

Os Maias, Maria Eduarda : " A Toca"

Maria Eduarda conhece o Ramalhete

Os Maias, O Ramalhete

Os Maias, Castro Gomes conta a verdade

Os Maias, Castro Gomes nos Olivais

Os Maias, O que � que tu amavas ent�o em mim?

Os Maias, Carlos parecia aniquilado...

Os Maias,1- Monforte retorna

Os Maias, 2-Monforte retorna e procura Don Afonso

Os Maias, 3 - Monforte retorna , Nao pode ser !

Os Maias, A morte de Don Afonso

Os Maias, Cenas finais parte 1 (sem edicao)

Cenas Finais parte 2 (sem edicao)

Os Maias, Somos irmaos !

Os Maias, Maria Eduarda parte para Paris

Os Maias, Carlos fecha o Ramalhete

Os Maias, Carlos retorna depois de dez anos

Os Maias, - Falhamos a vida !

Os Maias, - Nos nao tivemos culpa !

Os Maias, - DESTINO TRACADO !







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26/10/2008 free counters

sábado, 26 de junho de 2010

Neschling inaugura sua própria companhia de ópera

Maestro, um ano e meio depois de ser demitido da Osesp, volta a ditar polêmicas e vira blogueiro


João Luiz Sampaio, enviado especial

Alexandre Guzanshe/AE
Alexandre Guzanshe/AE
John Neschling, 2.º round

BELO HORIZONTE - José Roberto Walker mede as palavras. Na véspera da estreia da Companhia de Ópera Brasileira no Palácio das Artes, em Belo Horizonte, com a montagem de O Barbeiro de Sevilha, o produtor é cuidadoso. "O objetivo agora é mostrar a que viemos, que podemos fazer trabalho relevante." Ele é interrompido pela chegada do maestro John Neschling. "Isso é um labirinto, não tenho mais idade para isso não", diz bem-humorado. E entra na conversa. "Agora temos de pensar em conseguir uma sede. É loucura não ter onde trabalhar. Já imaginou ter de contratar um chefe de palco sem ter palco? É tudo virtual. E tem outra coisa: onde vamos guardar esse Barbeiro? Se fizermos mais ano que vem, e vamos fazer, só no interior de São Paulo dá para fazer mais 30 récitas, temos de guardar em algum lugar. Só louco mesmo para fazer isso."

À frente da orquestra da companhia na noite de quinta-feira, ou mesmo fora do palco, com um blog recém-criado, Neschling está de volta. E, deixando a capital mineira e retrocedendo um pouco no tempo, a história desta volta começa em julho do ano passado. "Há muito tempo falávamos em criar um festival de ópera", lembra Walker, um dos responsáveis pela chegada de Neschling à Osesp em 1996. "O projeto, porém, nunca saiu do papel." Até que, no fim de 2008, o maestro foi demitido da Sinfônica do Estado e os dois voltaram a tocar no assunto. "Mas ele me disse que, se fosse mesmo para mexer com ópera, que queria uma companhia. Então, começamos a pensar em como ela seria."

O formato previa a itinerância pelo País. Foi escolhida a ópera O Barbeiro de Sevilha, explica Neschling, porque exigiria a presença de número menor de músicos e cantores, facilitando a viagem. A concepção cênica, em vez de utilizar cenários que seriam montados e desmontados a cada cidade, aposta no diálogo entre os cantores e uma projeção em desenho animado da célebre ópera de Rossini. "Em julho passado, conversamos com o Ministério da Cultura e eles se interessaram pela ideia de dar acesso à ópera a um número grande de pessoas. Pediram que aumentássemos as cidades visitadas pela produção, que passaram para 20. No fim, conseguimos R$ 10 milhões dos R$ 14 milhões previstos, então serão 15 cidades."

Metade desses R$ 10 milhões vem de patrocínio da Petrobrás e do Banco do Brasil e a outra metade, direto do Ministério por meio do Fundo Nacional de Cultura. Quando anunciado o projeto, em novembro, foi justamente a relação da companhia, de caráter privado, com o governo o ponto mais polêmico. Para alguns críticos, um investimento do Ministério poderia voltar-se a políticas que contemplassem vários projetos e não apenas um. Neschling refuta o argumento. "Se o Ministério quiser fazer isso, faz, uma coisa não exclui a outra. A questão é: vão investir no quê? Não há projetos. Aí você apresenta um projeto consistente e vem um bando de gente reclamar que também quer. Ué, então montem um projeto. E você acha que é função do Ministério dar dinheiro para o Municipal de São Paulo? Não é."

Neschling voltou ao centro do debate da música brasileira na semana passada ao criticar em seu blog os modelos de atuação do teatro paulistano que, fechado para reformas, não tem apresentado óperas e vive momentos de impasse marcado, entre outras coisas, pelo desentendimento entre os músicos e o maestro Rodrigo de Carvalho. "Meu blog não é uma tribuna. Os músicos pedem para eu defendê-los, outros pedem para eu defender o Rodrigo. As pessoas não entendem que sou alguém de fora, que está apenas externando uma opinião. E minha opinião é que um teatro em que o músico não toca, o cantor não canta, o maquiador não maquia é um desperdício de dinheiro. Eu não estou aqui para atacar ou defender ninguém. Quando eu fui maltratado, não teve blog nenhum do meu lado", diz - e brinca, sorrindo. "Há um ano e meio, todo mundo queria se livrar de John Neschling. Agora, querem Neschling. Você não acha isso engraçado? Vamos ver daqui a dois anos como vai ser."

Modelo. De volta a Belo Horizonte, e à companhia, Neschling crê que a contribuição do projeto ao cenário é mostrar uma relação custo/benefício mais generosa. "Estamos provando que mesmo nas condições mais atrozes - até agora só recebemos um terço do dinheiro - é possível contratar artistas, técnicos, levantar uma produção e correr o País com ela. Isso prova que só não fazem mais ópera no Brasil porque não querem. E, com uma sede, será ainda melhor. Porque poderemos experimentar mais, ter espetáculos menores viajando pelo interior, espetáculos maiores ocupando os grandes teatros do País em coproduções." Para tanto, diz Walker, o modelo deverá permanecer com um pé no Estado e outro na iniciativa privada. "Não é possível montar uma companhia como esta sem a ajuda do Estado, nem que seja por uma relação moderna como uma fundação, como é a Osesp. Só isso vai permitir um trabalho a longo prazo."

Crítica: Um Barbeiro animado

Enfim subiu ao palco a primeira produção da Cia. Brasileira de Ópera de John Neschling. O Barbeiro de Sevilha, de Rossini, ganhou montagem simples, pensada no contexto da itinerância a que se propõe, já que vai viajar por quinze cidades do País até o fim deste ano.

Quem recebe o público é um Rossini às voltas com a composição da ópera. O maestro se posiciona e os músicos avisam: não há partituras. Ele sobe então ao palco e pressiona o compositor, que acaba lhe entregando as páginas soltas que são distribuídas para a orquestra. A ópera então pode começar.

Detalhe: Rossini é uma figura animada, projetada em um telão que faz as vezes de cenário. É isso mesmo: a história é narrada num desenho animado, com o qual os cantores contracenam. A concepção é do cartunista americano Joshua Held, que cria um artifício interessante - é o próprio Rossini quem interpreta todos os personagens, travestido de acordo com a personalidade de cada um. E coube ao diretor cênico italiano Pier Francesco Maestrini formular a relação entre o "mundo real" do palco e a animação, buscando um todo integrado.

O traço de Held tem grandes achados cômicos, é uma mistura de Tom e Jerry, Papa Léguas e Monty Python. Às vezes, é politicamente incorreto; em outros momentos, esbarra no nonsense. Funciona e diverte - mas, em especial no segundo ato, exagera um pouco, trazendo à cena alienígenas, Darth Vader e Godzilla, provocando riso, sim, mas criando um pastiche que sacrifica certa organicidade da narrativa. Musicalmente, este é um Barbeiro correto, com regência teatral de Neschling. O elenco, encabeçado por Leonardo Neiva, Luciano Botelho e Anna Pennisi, é homogêneo e eficiente vocal e cenicamente. O destaque da noite foi o baixo Pepes do Vale como um impagável Bartolo, preciso no tempo da comédia e nos usos que faz das possibilidades expressivas da partitura.



COMENTARIOS

2 Andre SP
26 de junho de 2010 | 9h 27

Concordo com o Sr. Henrique Luz e acrescento que os problemas vão desde falta de papel no banheiro e falta de água, passando por frescuras de a orquestra não poder entrar no palco antes do concerto (o que prejudica os músicos, que precisam afinar os instrumentos no ambiente) até desrespeito com o público originado por falta de organização e "mediocrização" do projeto que o maestro Neschling tinha criado . Sem falar na gordura da estrutura administrativa que se criou após a saída do maestro, o aumento exorbitante do valor dos ingressos e a ausência do atual regente titular. Ora, criticavam o salário do maestro Neschling, mas já fizeram as contas do custo/retorno atual? O maestro Neschling ganhava pouco para o projeto que liderava. E, cá entre nós, a própria imprensa que hoje o procura ajudou a derrubá-lo.

1 Henrique Luz
26 de junho de 2010 | 8h 14

A saida do Neschling foir uma grande perda para todos da OSESP, principalmente para os assinantes. Atualmente está tudo um tanto abandonado, mesmo com a criação de novos cargos, meramente políticos e de fachada. Há problemas operacionais de toda ordem e ninguém toma providências, nem mesmo respondem os e-mails. Noto que os funcionários também estão muito insatisfeitos: suas atitudes de descaso são sempre reveladoras. Com Neschling, os concertos começavam às 21 horas. Hoje, começam não antes das 21:10. A própria orquestra se ressente de não ter um maestro residente (e nem um maestro assintente, como o Toro). Uma pena! Mas Serra pagará caro por todos esses desmandos.


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quarta-feira, 20 de janeiro de 2010

John Neschling - Veias Abertas



Um ano depois de a Orquestra Sinfônica do Estado de São Paulo demitir o maestro John Neschling, as feridas que o episódio provocou ainda não cicatrizaram

Por Armando Antenore



 Foto: Gabriel Rinaldi (       0)
Gabriel Rinaldi
''SABE COMO OS CONSELHEIROS DA OSESP ME TRATARAM QUANDO DECIDIRAM POR MEU AFASTAMENTO REPENTINO, SEM HONRAR NOSSO ACORDO? COMO UMA FAXINEIRA! Muitas daquelas pessoas frequentavam o meu camarim e a minha casa. Imaginei que pudesse chamá-las de amigas, que existisse carinho entre nós. Mas, à exceção do Alberto Dines, ninguém me procurou depois que saí da orquestra. Ninguém! NÃO PERDI APENAS UM CARGO. PERDI TODO UM CÍRCULO DE AMIZADES, TODA UMA CONVIVÊNCIA.'' John Neschling, ex-regente da Orquestra Sinfônica do Estado de São Paulo, a OSESP



















































































































































































































































De pé, comungando uma tortuosa fila com dezenas de pessoas, o homem de óculos, cabelos brancos e ar circunspecto aguarda pacientemnte enquanto folheia o livro que acabou de comprar, Música Mundana. Poucos ali o reconhecem, mas se trata de Alberto Dines, um jornalista de peso, que dirigiu importantes publicações do país e de Portugal. São quase 20h15 de uma segunda-feira, dia 9 de novembro de 2009. Os três andares da Livraria Cultura, no Conjunto Nacional, em plena avenida Paulista, ainda fervilham. O calor, úmido, incomoda.

No térreo, diante da fila, o maestro carioca John Neschling autografa justamente Música Mundana, relato memorialístico de 190 páginas que está lançando pela Rocco. Cerca de 200 admiradores irão lhe pedir uma dedicatória àquela noite. Na maioria das vezes, o regente os atenderá de modo sóbrio, sem se levantar da cadeira. Entretanto, tão logo Dines se aproxima com um exemplar do livro, Neschling muda completamente de postura. Limpa o suor da testa, ergue-se e olha o jornalista por uns segundos. Beija-o no rosto, sussurra-lhe palavras gentis e finalmente o abraça. Um abraço íntimo, efusivo.

Já na saída da megastore, Dines explica-se: "Não podia deixar de prestigiar o meu amigo. Não podia... Em especial, depois do que aconteceu. Precisava ficar com minha consciência tranquila". Os dois se conheceram em 1974, quando o maestro dava aulas para o filho mais velho do jornalista. "Não recordo direito o que Neschling lecionava. Piano? Teoria musical?", indaga-se Dines. "Só lembro que rapidamente estreitamos os laços afetivos." Em janeiro de 2009, porém, a amizade sofreu um golpe terrível.

À época, o regente dirigia a Osesp, Orquestra Sinfônica do Estado de São Paulo. Assumira o cargo em 1997 e, após sucessivos mandatos, firmara o compromisso de abandoná-lo no começo de 2011. Encabeçando uma legião de 121 músicos, naturais de 15 países, fazia um trabalho exemplar, incensado dentro e fora do Brasil. Pegou uma instituição enfraquecida e provinciana, embora quase cinquentenária, e a converteu num dos melhores conjuntos eruditos do mundo, de acordo com a influente publicação britânica Gramophone. Exigiu que os instrumentistas enfrentassem avaliações técnicas rigorosas, aumentou-lhes o salário, arregimentou 180 mil espectadores na temporada de 2008, capitaneou uma série de turnês internacionais e gravou 33 discos à frente do grupo, que lhe renderam o Grammy Latino e cinco Diapason d'Or, a cotação máxima da revista francesa Diapason. Não bastasse, também participou intensamente das articulações que determinaram a construção da Sala São Paulo, a majestosa sede da Osesp.

Mesmo assim, nos últimos tempos, desgastava-se cada vez mais com o governo estadual, que desembolsa 70% dos R$ 63 milhões anuais necessários à manutenção da orquestra. Os atritos resultavam sobretudo de duas particularidades: o temperamento forte do maestro, um "linha dura", e o grande poder de que desfrutava. Ele ostentava não só a insígnia de regente titular como a de diretor artístico da Osesp. Seus adversários insinuavam que chegara a hora de trocar a guarda. Devia-se implantar uma gestão descentralizada e menos personalista, de tal modo que o futuro regente titular não acumulasse a função de diretor artístico.

Neschling achava-se, então, numa encruzilhada — o público e boa parte da crítica o aplaudiam; o governador José Serra e o secretário da Cultura, João Sayad, pretendiam substituí-lo. No cabo de guerra, terminou levando a pior e lhe sobrou apenas a alternativa de negociar o próprio afastamento. Em junho de 2008, procurou o conselho administrativo da Fundação Osesp, entidade de direito privado que gere a orquestra, e sugeriu uma transição lenta: abriria mão de ambas as funções no dia 31 de janeiro de 2011, mas seguiria regendo pelo menos cinco séries de concertos por ano até 2015. Recebeu sinal verde.

Ocorre que, em 20 de janeiro de 2009, os 11 conselheiros resolveram subverter o acordo. Por unanimidade, demitiram o maestro, que se encontrava na Suíça. Um e-mail e uma carta o informaram da decisão. O motivo da ruptura: entrevistas incisivas de Neschling à mídia paulistana e de Curitiba em que reclamava do processo sucessório. As farpas miravam principalmente a contratação pela Osesp de consultores estrangeiros que iriam auxiliar no desenho da nova governança. Entre os 11 conselheiros, figuravam notáveis como o ex-presidente Fernando Henrique Cardoso, o banqueiro Pedro Moreira Salles, o jurista Celso Lafer, o editor Luiz Schwarcz, o economista Pedro Malan, o empresário Horacio Lafer Piva e... Alberto Dines. O amigo de três décadas se juntara àqueles que desferiram o tiro mortal no regente.

"Vivemos todos um momento dramático. Uma tragédia shakespeariana, em que cada personagem não conseguia abdicar de suas paixões e convicções", resume o jornalista na porta da Livraria Cultura. "Antevi o desastre e quis impedi-lo, mas... Quando John criticou publicamente o processo sucessório, colocou-se numa situação intrincada, desastrosa. Que atitude nos restava tomar? Ele atacou um conselho que sempre se esforçou para ajudá-lo, inclusive nos impasses com o governo. Eu mesmo o defendi inúmeras vezes. É só ler meus comentários na internet. Demiti-lo me feriu muitíssimo."

De fato, o Observatório da Imprensa, site coordenado por Dines, exibe no mínimo dois artigos que avalizam o maestro: um de 2006 e outro de 2007. Os textos do jornalista sustentam que uma parcela dos meios de comunicação ecoava as aspirações dos opositores de Neschling e tornava-se cúmplice de um "sórdido esquema", de uma "maratona de perversidades" contra o regente — um cruel "espetáculo canibalesco".

Depois da demissão, o maestro e Dines não se falaram mais pessoalmente. Trocaram uns poucos e-mails, em que tentaram esclarecer as próprias ações, e se distanciaram por nove meses. Reencontram-se apenas na livraria. "Estou feliz", admite Neschling. "Alberto demonstrou grandeza em vir aqui." Àquela altura, o jornalista já não é conselheiro da fundação. Solicitou que o desligassem em meados de 2009, alegando falta de tempo para se dedicar à atividade.

Como uma fratura

Hoje a Osesp conta com um regente titular, o francês Yan Pascal Tortelier, e com um diretor artístico, o violonista e crítico musical Arthur Nestrovski, recém-nomeado. Consolidou, assim, a divisão do poder. Neschling, igualmente, desbrava novos territórios. Escreveu o livro de memórias, que narra a passagem pela orquestra em tom sereno, e anunciou a criação da Companhia Brasileira de Ópera. Sob o apoio do Ministério da Cultura e ainda sem dispor de uma sede, a trupe itinerante almeja levar encenações de O Barbeiro de Sevilha, clássico do italiano Gioacchino Rossini, para 20 cidades do país a partir de abril. O maestro acompanhará de perto todas as fases do projeto: seleção do elenco, escolha dos músicos, concepção cenográfica, ensaios. Também vai reger os instrumentistas em algumas apresentações.

As aparências indicam, portanto, que o episódio da demissão é página virada. Mas um olhar menos afoito revelará que as feridas não cicatrizaram e que o tema continua despertando reações passionais nos diferentes protagonistas da trama. Vários nem sequer aceitam conversar. Procurados por BRAVO!, membros do conselho avisam que preferem não se manifestar. O secretário João Sayad segue a mesma trilha. A assessoria do governador José Serra afirma que não existem brechas na agenda para uma entrevista. Entre os raros funcionários da Osesp que se pronunciam, uns se arrependem e reivindicam, acanhados: "Tire-me da reportagem, por favor". Dizem que pensaram melhor e que não julgam prudente ressuscitar um assunto tão melindroso.

"Que engraçado... Virei uma espécie de assombração", ironiza o maestro, bebericando guaraná diet. Ele agora está no apartamento que divide com sua mulher, a romancista Patrícia Melo. O imóvel ocupa todo o andar de um prédio construído durante a década de 1960 em Higienópolis, bairro nobre de São Paulo. A sala, bem ampla, abriga pinturas abstratas e um reluzente piano meia cauda, de origem americana. Em cima do instrumento, sobressaem-se os prêmios que os discos da Osesp abocanharam no exterior e diversos portarretratos. Uma das fotografias mostra o ator Pedro Neschling, filho do regente com a atriz Lucélia Santos.

"Certa vez, num Carnaval, quebrei a perna. Foi uma experiência horrorosa", evoca o maestro, próximo à foto. "O Pedrinho devia ter 4 anos. Nós passeávamos por uma praia deserta de Ubatuba quando cismei de subir numa rocha. Infelizmente, acabei escorregando. Um mísero tropeço e, pimba!, tudo mudou. De uma hora para a outra, vi meus planos naufragarem. Amarguei uma cirurgia e passei seis meses com gesso. Seis meses caminhando de muleta. Naquela ocasião, percebi a imprevisibilidade das coisas e mergulhei em interrogações do tipo: mereço quebrar a perna? Qual a minha compensação por sofrer uma fratura? Ao me dispensarem da Osesp, vivenciei algo parecido. Um frio, um branco, um vazio... De repente, meu mundo se espatifou: o que vou fazer? Suportarei o baque? Mereço 'quebrar a perna' novamente? Em nenhum momento, alimentei o rancor ou o ódio. A mágoa, no entanto, não consegui evitar. A mágoa dificilmente sumirá. Depois que li a carta de demissão, nunca mais tive ânimo de pisar na Sala São Paulo. Sinto que me transformaram em persona non grata e que desejam me riscar do mapa, me apagar da história."

Considerando-se traído, o regente logo preparou a revanche. O contrato que assinara com a Fundação Osesp o definia como um prestador de serviços. Assim, em vez de embolsar a remuneração mensal de R$ 125 mil na condição de funcionário, o maestro a recebia por meio de sua empresa, a Colchea Produções Artísticas Ltda. Ele aproveitou a deixa e moveu um processo vultoso contra os antigos empregadores. Requeria tanto o pagamento de direitos trabalhistas (FGTS, férias, aviso prévio) quanto indenização "pela truculência" com que o demitiram. Uma sentença proferida há dois meses o favoreceu e estipulou a reparação em R$ 4,3 milhões. Os advogados da fundação já recorreram.

"Sabe como os conselheiros da Osesp me trataram quando decidiram por meu afastamento repentino, sem honrar nosso acordo? Como uma faxineira! Posam de democratas, de defensores da lei, e se comportaram à semelhança de um Micheletti", prossegue Neschling, citando Roberto Micheletti, o presidente interino de Honduras, classificado de golpista pela oposição. "Muitas daquelas pessoas frequentavam o meu camarim e a minha casa. Imaginei que pudesse chamá-las de amigas, que existisse carinho entre nós. Mas, à exceção de Alberto Dines, ninguém me procurou depois que saí da orquestra. Ninguém! Não perdi apenas um cargo. Perdi todo um círculo de amizades, toda uma convivência."

Se recuasse no tempo, o maestro não amenizaria as declarações que deu à imprensa sobre o processo sucessório da Osesp. "Examinei e reexaminei o texto do Estadão. O que há de ofensivo ali? Expressei somente as minhas discordâncias." Refere-se à matéria de João Luiz Sampaio, publicada no jornal O Estado de S.Paulo em 9 de dezembro de 2008. Os conselheiros a apontaram como pivô da demissão. Pouco antes, em 16 de novembro de 2008, Neschling afirmou para a Gazeta do Povo, de Curitiba: "Vejo uma inconsequência total, uma falta de lucidez, por parte dos responsáveis [pela minha sucessão]".

"Seria tolice acreditar que um punhado de frases me derrubou", avalia. "Não creio nem mesmo na tese de que Serra pediu meu pescoço. Nós tínhamos um relacionamento amistoso? Não, não tínhamos. Mas o homem é o governador! Você acha que um camarada com tantos problemas iria se preocupar em interferir diretamente num grupo de músicos? Atribuo minha queda, acima de tudo, à vontade dos conselheiros. Eles me demitiram pela ânsia de exercer o poder. Não estavam lá para dizer amém sempre, para aceitar as ponderações de um maestro, do sujeito que realmente conferia glamour à Osesp. Figuras daquela envergadura prezam pelo poder, não se contentam com o papel de coadjuvantes, de bibelôs."

A demissão significou também uma reviravolta política. Ao iniciar a reestruturação da orquestra, em 1997, o regente atendia a demanda de um dos pilares do PSDB: o então governador Mario Covas. Não à toa, o conselho administrativo da Fundação Osesp é presidido por Fernando Henrique Cardoso e agrega outros nomes que cultivam elos sólidos com o tucanato. Sem as bênçãos peessedebistas, o maestro tratou de namorar a "concorrência", o governo Lula. Neschling, aliás, já participara do PT durante os anos 80, quando militava pela causa ecológica. Em agosto de 2009, voou até Brasília, bateu à porta do Ministério da Cultura e expôs a ideia da Companhia Brasileira de Ópera para o ministro Juca Ferreira, que a acolheu de imediato. A empreitada se sustentará exclusivamente por intermédio de patrocínios captados com incentivo da Lei Rouanet. A primeira etapa da iniciativa, que engloba as 105 récitas de O Barbeiro de Sevilha, deverá custar R$ 14 milhões. Uma parte das 20 cidades em que a companhia atuará não costuma abrigar montagens eruditas.

"A proposta do maestro nos interessou exatamente porque busca a democratização do acesso à ópera. Se um artista tão experiente pretende incrementar uma área que o governo julga desassistida, não há como lhe virar as costas", argumenta José Herencia, secretário de políticas culturais do ministério. O MinC recomendará que a Petrobras, o Banco Nacional do Desenvolvimento Econômico e Social (BNDES) e outras empresas públicas invistam no projeto. "Juca Ferreira é hoje o nosso Mario Covas", festeja o publicitário José Roberto Walker, sócio do regente na companhia.

Mão que afaga, mão que apedreja

"Sim, nós chamávamos Neschling de papai." A violoncelista Maria Luísa Cameron tem um jeito despachado de falar. "Papai não quer, papai não gosta." Ela comanda, desde o fim de 2008, a Associação dos Músicos Profissionais da Osesp. "Recorríamos à brincadeira para provocar o maestro, que jamais se chateou." A piada nasceu enquanto a orquestra gravava um disco. O regente solicitava que os instrumentistas agissem de determinada maneira, e o grupo não o acatava. "Tentávamos cumprir a ordem, só que a ficha não caía. Uma, duas, três vezes e nada." Neschling, sem paciência, desistiu. Às tantas, porém, um técnico reivindicou algo similar e a orquestra, como por mágica, conseguiu realizar o pedido. Agora de bom humor, o maestro disparou: "Se o titio manda, vocês obedecem. Se o papai manda, vocês bancam os surdos". Pronto: o apelido grudou.

"Conhece aquele verso do Augusto dos Anjos, 'a mão que afaga é a mesma que apedreja'?", pergunta Maria Luísa. "Pois então: Neschling nos tratava assim — ora com doçura, ora com rispidez. No começo, tamanhas oscilações não nos afetavam profundamente, em especial por causa das inegáveis qualidades do maestro: o entusiasmo, a sensibilidade estética, a erudição. Mas, à medida que os anos passavam, a barra ia pesando e o clima se deteriorava. Em dezembro de 2008, protagonizávamos um casamento de aparências. A orquestra tocava sem garra, apática." Foi quando o regente, na entrevista para o Estadão, atirou também contra os músicos: os acusou de corporativismo e de defenderem a mediocridade. "Justo nós, que encaramos repertórios dificílimos. Aquilo nos soou como um murro na boca. Comunicamos nossa indignação ao conselho e... Com uma frase, o maestro destruiu o que mais amava. A orquestra nunca o perdoaria."

"Ele sabotou a própria criação", reitera o trombonista Darrin Milling, representante dos funcionários no conselho administrativo. "Formou um time excelente e, depois, o desestabilizou por exibir uma baixa capacidade de mediar conflitos. Muito triste..."

Campeão mundial

Neschling completou 62 anos em maio e ainda se lembra nitidamente de uma cena da infância. "Eu participava de uma corrida de velocípedes na praia de Copacabana. Estava em primeiro lugar, contentíssimo. Só que, faltando poucos metros para o término da disputa, um menino me ultrapassou. Fiquei desolado. Como deixei escapar a medalha de ouro? Como?! No fundo, aquela criança tão rigorosa e avessa à derrota continua morando em mim. Há um lado meu que sempre almejou ser o melhor, o número 1, o campeão mundial. E por quê? Talvez por obra de uma tremenda insegurança. Possuo um ego esburacado... Necessito de aplausos para me afiançar de minhas aptidões. Preciso de reconhecimento. Daí o meu perfeccionismo e a minha intransigência diante do que me parece inconsistente, precário, meia boca. É possível que ambos os aspectos — a insegurança e o anseio de ocupar o topo do pódio — decorram de minha história familiar. Meus pais, judeus austríacos, fugiram da Europa em razão do nazismo. Você consegue imaginar o que significa perder tudo por conta de perseguições racistas? Consegue imaginar a revolta, o inconformismo daquele casal? E o receio de que, no Brasil, a tragédia se repetisse? Sou filho único. Provavelmente, a nuvem de insegurança que pairava sobre meus pais me contaminou. Também sinto que a trajetória deles me legou o impulso de provar seguidamente que os Neschling não merecem o rótulo de inferiores, que os judeus podem e devem brilhar."

Não por acaso, e como um ato de desagravo, o maestro elegeu o dia 9 de novembro para lançar Música
Mundana
na Livraria Cultura. É a data da Kristallnacht, a Noite dos Cristais. O abominável episódio aconteceu numa madrugada de 1938. O Terceiro Reich disseminou uma série de investidas antissemitas pela Áustria e Alemanha, que matou 91 pessoas, incendiou sinagogas, provocou 25 mil detenções e marcou o início do Holocausto.




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domingo, 15 de novembro de 2009

Debate: 50 anos sem Villa-Lobos Participam John Neschling e João Marcos Coelho



Em entrevista a João Luiz Sampaio, o maestro John Neschling e o crítico de música erudita João Marcos Coelho falam sobre a importância do maior compositor brasileiro
Trânsito em SP pela Rádio SulAmérica








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quinta-feira, 12 de novembro de 2009

Neshling ganha da Osesp

A Folha acaba de colocar no ar que o maestro John Neschling ganhou a ação trabalhista que movia contra a Fundação Osesp (Orquestra Sinfônica do Estado de São Paulo). A Justiça considerou nulos os contratos do regente com a orquestra e avaliou que ele deveria ser considerado um empregado, com direito a férias, 13º salário, FGTS e indenização por ter sido demitido. A sentença determina que Neschling receba R$ 4,3 milhões. Os advogados da fundação informam que vão recorre


Trânsito em SP pela Rádio SulAmérica








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quarta-feira, 11 de novembro de 2009

Maestro John Neschling ganha ação trabalhista contra a Osesp



11 de novembro de 2009 16h34 atualizado às 16h42


  Foto: Reprodução

John Neschling ganha ação trabalhista
11 de novembro de 2009
Foto: Reprodução


John Neschling ganhou a ação trabalhista que movia contra a Osesp (Orquestra Sinfônica do Estado de São Paulo), informou a coluna de Mônica Bergamo, no jornal Folha de S. Paulo desta quarta-feira (11).

A Justiça considerou nulo o contrato do maestro e que ele deveria receber como empregado, com todos os direitos garantidos pela lei trabalhista. A sentença determina que Neschling receba R$ 4,3 milhões.

Os advogados da fundação disseram que vão recorrer. Neschling foi demitido em janeiro e, dois meses depois, entrou com a ação exigindo uma indenização de R$ 12,5 milhões. A defesa alegou que o maestro foi desrespeitado ao ser demitido por e-mail.





Trânsito em SP pela Rádio SulAmérica








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quarta-feira, 27 de maio de 2009

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segunda-feira, 6 de abril de 2009

Paysage


01/04/2009 às 16:00

imagem: "Paysage de Printemps à Giverny", Claude Monet

imagem: "Paysage de Printemps à Giverny", Claude Monet

Francisco Braga

John Neschling regente
Osesp
Gravada em abril de 2008 na Sala São Paulo

Autor do Hino à Bandeira, o carioca Francisco Braga foi um menino pobre, que venceu na vida graças à música. Ficou órfão de pai aos oito anos, entrando para o Asilo de Meninos Desvalidos, onde recebeu instrução musical. Uma bolsa de estudos o levou à Europa; estudou no Conservatório de Paris (na classe de composição de Jules Massenet, o autor de Manon), ouviu óperas de Wagner na Alemanha, teve suas obras tocadas por boas orquestras européias. Na volta ao Brasil, aplicou por aqui o saber adquirido lá fora, como professor do Instituto Nacional de Música, no Rio de Janeiro. Relativamente esquecida após seu falecimento, sua obra vem sendo resgatada pela Osesp, que já lançou, no mercado internacional, um CD com a ópera Jupyra e o poema sinfônico Cauchemar.

Leia mais…

Podcast [10:57m]: Esconder player Download

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26/10/2008 free counters

Olha a lua


07/02/2008 às 16:00

John Neschling

John Neschling regente
Osesp
Gravado ao vivo em agosto de 2002 na Sala São Paulo
Comentário do diretor artístico e regente titular John Neschling

olha_a_lua.jpgA valsa Olha a Lua é apresentada por seu compositor durante ensaio aberto para a Turnê Estados Unidos 2002. Com parceria de Geraldo Carneiro, foi escrita em 1979 para o musical Lola Moreno. Na peça encenada no Rio de Janeiro, estrelavam Lucélia Santos, Ney Latorraca, Grande Otelo e outros atores que despontavam no teatro brasileiro, como Cláudia Gimenez e Diogo Vilela.

Posteriormente, Olha a Lua foi gravada em concerto com participação de Luciana Souza e da Banda Mantiqueira, lançado em CD pelo selo Biscoito Fino.

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26/10/2008 free counters

Sobre a demissão de John Neschling (


26/1/2009)
Por Nelson Rubens Kunze

É uma ironia do destino. No momento em que a Orquestra Sinfônica do Estado de São Paulo alcança a maior repercussão da história sinfônica nacional em todos os tempos, a Fundação Osesp decide demitir o maestro John Neschling, principal responsável pelas conquistas da orquestra.

Não custa repetir. No que diz respeito à nossa atividade clássica, a Osesp é um marco histórico. Um projeto visionário e um investimento público inédito viabilizaram uma realidade cultural que alçou a vida musical paulista a patamares internacionais. Não é brincadeira. São poucas as cidades no mundo que possuem uma orquestra que oferece um repertório equiparável ao da Osesp. Uma orquestra dinâmica, participativa, que impulsiona a vida e a cultura, com um repertório erudito, vivo, instigante e provocador. E isso se deve à liderança e ao brilhantismo de um grande homem, que é o maestro John Neschling.

Qual é a força, senão a de interesses estranhos aos da promoção cultural, que faria cristalizar a decisão de demitir um maestro que realiza um trabalho paradigmático reconhecido cada vez mais no mundo inteiro? Qual é a motivação capaz de afastar da direção desse projeto o seu mentor e diretor?

Todos sabemos que o maestro John Neschling é um homem de personalidade forte, que sabe o que quer e que não mede esforços para alcançar suas metas. Mas todos sabemos, também, que a Fundação Osesp, o maestro e a orquestra vinham sofrendo pressões. Por que razão? Por que não havia mais "condições políticas" de sustentar o maestro? Por que tornou-se imperativo demitir o maestro que tem provado, dia após dia, que realiza um trabalho exemplar com repercussão mundial? E onde fica o tal do interesse público - concertos sinfônicos, programas educacionais, formação de público, edição de partituras, encomenda de obras, projeto academia, transmissões radiofônicas, etc. -, que nessa área nunca fora tão bem atendido?

O sucesso da orquestra é real e reconhecido no mundo inteiro. A mais recente prova disso foi a transmissão de Ano-Novo, ao vivo pela TV franco-alemã Arte, para diversos países da Europa. Naquele momento, a Osesp divulgou uma imagem do Brasil que renderá mais do que anos de trabalho do Itamaraty.

Será que a famosa entrevista do maestro John Neschling, sozinha, justifica a demissão? Ela foi um desabafo, que tornou público os bastidores do poder e, conforme a carta da Fundação Osesp, tornou a demissão inevitável. Não havia mais meios de manter o vínculo com o maestro, que demonstrara uma "conduta indesejável e inconciliável com o desempenho das atribuições contratuais".

Acredito que para a Fundação Osesp, até um determinado momento, as críticas do maestro Neschling eram legítimas, pois defendiam a autonomia de seu trabalho diante de uma interferência (explícita ou não) da Secretaria da Cultura e do governo do Estado. Até ali, as posições do maestro reforçavam o trabalho da orquestra e o arcabouço institucional da organização social (OS) Fundação Osesp. Em meados do ano passado, o próprio presidente Fernando Henrique Cardoso defendeu, em entrevista ao jornal "O Estado de S. Paulo", a autonomia da OS em relação ao governo. Contudo, no momento em que o maestro John Neschling rompeu com o Conselho de Administração da Fundação Osesp, ele avançou em terreno arriscado, difícil de ser defendido. Deu no que deu.

Pois é, a vida é assim: uns ganham, outros perdem. Se perdemos o maestro John Neschling, lutemos agora para garantir a continuidade de seu projeto, que passa, necessariamente, pelo fortalecimento de uma Fundação Osesp autônoma.

A carta de demissão evidencia a percepção da Fundação Osesp para com a imensa responsabilidade que a decisão acarreta. E as primeiras medidas para a busca de um novo diretor artístico, bem como as conversas com um maestro da qualidade do francês Yan Pascal Tortelier - cogitado para concluir o contrato de Neschling -, são demonstração da seriedade e compromisso com os quais a Fundação Osesp está tratando a questão.

Não será necessário zelar pela divulgação e memória do trabalho extraordinário que o maestro John Neschling realizou - tenho certeza de que ele se inscreverá sozinho na história de nosso país (mesmo que a contragosto de alguns...). Ainda assim, espero que algum dia tenhamos autoridades que, além de articulados governantes entendidos dos mecanismos da política e do poder, tenham a sensibilidade e a grandeza humana de retribuir ao maestro John Neschling pelo trabalho que realizou em prol da cultura e do desenvolvimento de nosso país.


Nelson Rubens Kunze - é diretor-editor da Revista CONCERTO


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26/10/2008 free counters